Forum Droghe, CNCA, CTCA
Summer School 2017: 8, 9, 10 settembre 2017
Centro studi CISL- Via della Piazzuola 71-50133 Firenze
La Coalizione Europea per Polittiche Giuste ed efficaci sulle droghe elegge il nuovo direttivo
FOR IMMEDIATE RELEASE
Press Release foundation ENCOD, 5th June, Barcelona
Drug Policy Coalition ENCOD Relaunches With New Board
3 ° Raid al belga Cannabis Social Club
Comunicato stampa
della Coalizione europea per Politiche Giuste ed Efficaci sulle droghe
Anversa 8t maggio 2017
Liberiamo Manu Moreau
Italia e DEA unite?
Caro Marco il testo è tratto quasi interamente da una lettera che mi ha mandato Dana Beal ieri sera mentre stavo uscendo. Ho tradotto il suo testo e l’ho inviato ad Eleonora Martini del Manifesto che mi ha detto che non poteva pubblicarlo. Ma l’argomento è molto interessante comunque. Che fare?
Da un testo di Dana Beal…
Libertà per i malati
Fabrizio Pellegrini, malato di fibromialgia, é arrestato a Chieti con l’ennesima oscena coreografia che accompagna questi casi. E’ accusato di spaccio per la detenzione di cinque piante di canapa che gli servono per curarsi.

Le sue traversie giudiziarie iniziano ben prima del decreto Turco che ha introdotto fin dal 2007 la possibilità di qualunque medico operante in Italia di prescrivere la cannabis.Con un perdurante tocco di classe perché la legge non autorizza i pazienti a coltivare la propria medicina e quindi a curarsi qualora non dispongano dei mezzi necessari.Ostacolandone di fatto il diritto alla salute e favorendo sempre e comunque il mercato nero, la criminalità più o meno organizzata.
Il tema è controverso. Per alcuni il paziente è re. Per altri si tratterebbe di mantenere comunque un controllo assoluto su una sostanza riconosciuta terapeuticamente più sicura dell’aspirina.Ma è indubbio che il dispositivo rappresenti un formidabile strumento di oppressione per i giovani e le minoranze politiche ed etniche.
Sul filone dell’autodeterminazione dei malati se non quello di noi comuni mortali ormai l’Italia sembra pronta a voltare pagina. Ma non a Chieti, la città scelta da Mussolini per celebrare un processo piuttosto delicato per il nascente regime fascista, quello agli esecutori materiali dell’uccisione del parlamentare socialista Giacomo Matteotti.
Anche nel nostro caso il silenzio dei democratici è stato finora assordante.
Dopo il suo arresto Fabrizio è stato rapato a zero. Un elemento che potrebbe indicare la volontà di spezzarne l’identità di Fabrizio. Prefigurando c trattamenti che le Convenzioni delle Nazioni Unite equiparano alla tortura ma che in Italia sono considerati normali. La situazione del musicista teatino indica, come se ce ne fosse bisogno, un grave vulnus nella nostra democrazia del diritto alla cura e all’autodeterminazione in un paese che tollera ampiamente la tortura. Una tortura rinforzata nel nostro caso da una legge ingiusta che gli impedisce di avere un accesso sicuro alla sua medicina fuori dal circuito carcerario o criminale.

Fabrizio è detenuto nella città della camomilla come l’aveva definita il giornalista bolognese Alberto Mario Perbellini venuto a Chieti per seguire il processo Matteotti ,un contesto anestetizzato atto ad ospitare il processo agli esecutori materiali di quell’omicidio inspirato dal Duce in persona.
Nel nostro caso il tentativo di narcotizzare l’opinione pubblica è costituita dalla volontà delle autorità locali di impedire ad un cittadino di curarsi, alla faccia dei diritti dell’uomo e del malato. Ma vale anche un’ulteriore considerazione:la permanenza in carcere di Fabrizio Pellegrini è incompatibile non solo con la sua salute ma anche con la nostra democrazia.
Enrico Fletzer
Critical Seeds al Centro Sociale Gabrio di Torino
Questa seconda edizione del Critical Seeds ci sentiamo di dedicarla ad un caro amico, attivista, collaboratore che improvvisamente è scomparso, lasciando un vuoto che difficilmente potrà essere colmato. Joep, storico coordinatore della coalizione Encod, era uno che ci credeva davvero, credeva nell’umana possibilità di determinare i propri corpi, le proprie vite, le proprie scelte, e per questo ha fatto della lotta antiproibizionista un impegno ed una ragione di vita. Lo abbiamo conosciuto qualche anno fa durante una delle ultime feste della semina: sosteneva fortemente il paradigma della regolamentazione delle sostanze, partendo dalla cannabis il cui uso è oggi prevalente e normalizzato, e presentando il modello no profit dei Cannabis Social Club che aveva attivamente contribuito a fare nascere in Belgio ed in Spagna, e che si era promesso di diffondere in tutta Europa. Un modello lontano da logiche speculative, scomodo proprio perché in grado di superare il mercato nero creato dalle mafie e sostenuto in Italia da una politica istituzionale che ha perso da tempo credibilità, generando un livello di corruzione tale che l’Indice Internazionale di Trasparenza ci relega tra gli ultimi posti a livello mondiale. Il recente incontro di Ungass appena tenutosi a New York e che avrebbe potuto rappresentare un cambiamento di passo planetario rispetto alle politiche sulle droghe, in realtà non ha segnato alcun avanzamento, non si sono superate le convenzioni ONU, la criminalizzazione della cannabis, e la pena di morte che in alcuni Paesi vige ancora per reati connessi alle droghe. Eppure il fallimento della war on drugs è palese, e non possiamo più permetterci di sperperare ingenti risorse nell’inutile azione di contrasto, che porta ad aumentare di anno in anno la disponibilità di sostanze in circolazione. Un affare per cui si è disposti invece a fare guerre e ad uccidere, pur di accaparrarsi quella fetta di mercato dello spaccio che è entrato a pieno titolo nel nostro PIL. Droghe per cui si combatte e droghe che vengono usate per combattere, imposte a piloti e soldati per aumentare le prestazioni ed ottundere le coscienze assassine; le stesse droghe per cui nella nostra quotidianità veniamo limitati nelle libertà, sanzionati, arrestati, perfino uccisi da un accanimento senza senso nei confronti di un comportamento che in quanto uomini e donne ricerchiamo fin dalle nostre origini. Queste forti contraddizioni sono state in grado di creare in anni di proibizionismo una “non cultura” dell’uso di sostanze, intrisa di una finta ideologia tesa solo al becero profitto, e pericolosa in quanto non in grado di proteggere ed educare chi ne fa uso. Tra proposte di legge truffa inconcludenti e movimenti che sostengono la logica del monopolio e del business, tra invitanti brand e false speranze, qualcuno crede ancora che una reale liberazione della cannabis promossa ed attuata dal basso, possa segnare un passo significativo in direzione di un radicale miglioramento della qualità della vita e dell’intera società. Non è più concepibile fare prevenzione ed educazione esclusivamente con i cani nelle scuole, così come non è possibile riempire le carceri di drug users o intendere l’uso di sostanze come una malattia.
Riappropriamoci dell’autoproduzione di canapa e liberiamoci dal ricatto proibizionista!
In ricordo di Joep
Il ricordo di Joep Oomen di Grazia Zuffa. Ci uniamo al dolore della famiglia e al cordoglio di tutto il movimento antiproibizionista per la scomparsa di un amico.
Un memoriale on line per mostrare il sostegno è stato aperto qui
Un memoriale online per mostrare il sostegno è stato aperto qui.
ANVERSA – Venerdì 18 marzo 2016, Joep Oomen è deceduto inaspettatamente nella sua casa di Anversa, in Belgio.Da attivista ha combattuto per oltre un quarto di secolo per politiche umane e giuste sulle droghe e per terminare la guerra alle droghe. Joep è stato cofondatore di numerose ONG dedicate alla riforma delle politiche sulle droghe tra cui Encod,il Cannabis Social Club Trekt Uw Plant ad Anversa e la Unione per l’abolizione della proibizione della cannabis (VOC)nei Paesi bassi.
NON SI EDUCA CON LA POLIZIA MA CON LA DEMOCRAZIA
APPELLO ALLA CITTADINANZA, DA SOTTOSCRIVERE
CASTALDINI CI FACCIA PARLARE!!
VIETATA L’ASSEMBLEA DI GIOVEDI’ ALLE LAURA BASSI










